OLBIA GALLURA Moby all’assalto del regno Forship Dopo l’Isola Bianca l’armatore Vincenzo Onorato adesso punta su Golfo Aranci

 

da La Nuova Sardegna MARTEDÌ, 02 DICEMBRE 2008

Karim punta sessanta milioni tutti su Eurofly

Nemmeno un euro per Meridiana: un segno delle scelte del maggiore azionista

La società con sede a Olbia non sembra voler sostituire i vecchi Md80

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di GUIDO PIGA
 OLBIA. Nel lunedì nero delle borse europee (Piazza Affari ha chiuso con un -5.36%), il titolo Eurofly ha volato: +25.32%. La seconda compagnia aerea dell’Aga Khan è stata premiata nel giorno dell’aumento del capitale da 44 milioni di euro. Di questi, 20 li metterà Karim. E’ il segnale più esplicito della sua nuova “politica”: in tutto, in soli due anni, ha investito 60 milioni, neppure uno per Meridiana.
 I sindacati hanno più volte chiesto all’Aga Khan di pronunciarsi chiaramente sul futuro della compagnia aerea di Olbia. Le domande sono due: è vero che vuole svuotare Meridiana a favore di Eurofly? E, in caso contrario, perché non blocca l’ad Rossi che si sta muovendo in quella direzione?
 Da lui, nessuna risposta. La società ha sempre replicato riprendendo una lettera che Karim ha inviato al sindaco di Olbia e nella quale ha manifestato la sua intenzione di salvaguardare la “sardità” di Meridiana, ma a certe condizioni. Una delle quali è l’abbattimento del costo del lavoro, una misura che il cda dell’azienda ha preso unilateralmente, avviando le procedure per il licenziamento di 145 tra piloti e assistenti di volo. Non è una decisione isolata, ma, a leggere i documenti, solo l’inizio della nuova strategia di investimenti dell’Aga Khan.
 «Ridurrà le attività di Meridiana e le trasferirà in Eurofly, decretando la morte della prima compagnia» denuncia la Cgil trasporti. Un progetto concepito nel 1997, con la nascita di Meridiana Express, la low cost poi stoppata dalla dura reazione dei dipendenti, e che sembra riprendere quota con Eurofly. Senza il minimo ripensamento: tanto che, ieri, l’ad Rossi ha clamorosamente esautorato dalle sue funzioni Sergio Solinas, il direttore delle relazioni industriali che lavorava a un’intesa con i sindacati.
 La parola ai documenti, a cominciare da quello di apertura della crisi scritto il 13 novembre. Meridiana l’ha annunciata perché, dopo il caro greggio, ora i passeggeri sono in calo (-23% di prenotazioni solo a novembre) e perché, secondo punto debole, i dipendenti costano troppo rispetto alla concorrenza («ivi compresa la nostra controllata Eurofly»). E dunque, via ai licenziamenti. Senza 145 dipendenti, e senza 9 aerei, Meridiana si avvia al tramonto. La compagnia, nella comunicazione sulla crisi, ammette questo: «Dobbiamo ripensare il nostro modello industriale, riducendo la nostra penetrazione sul mercato, limitandola a quei pochi bacini di traffico che consentono di produrre reddito». E’ uno soltanto: quello della continuità territoriale.
 Ma c’è un terza ragione avanzata per giustificare la crisi: l’obsolescenza della flotta, composta da Md80 (nel 2010 dovranno pagare una tassa sull’inquinamento). «I nostri aerei ormai datati non incoraggiano il potenziale cliente a sceglierci se non in ambiti dove operiamo in esclusiva». E’ un passaggio tanto paradossale quanto illumimante. Primo: per anni i sindacati hanno chiesto a Karim, a fronte dei loro sacrifici (tre contratti di crisi in dieci anni), di investire in Meridiana. Karim non l’ha mai fatto. Secondo: ora quella scelta, che ha portato la compagnia ad avere una flotta vecchia, non competitiva, viene usata per dichiarare la crisi di Meridiana. Piccola domanda: ma gli aerei avrebbero dovuto comprarli i dipendenti?
 Che dietro tutto non ci sia una mancanza di risorse, lo dimostra l’attivismo mostrato dall’Aga Khan negli ultimi due anni. «Soldi suoi, non presi dalla casse di Meridiana» è la spiegazione della società. Appunto: da quando Gianni Rossi è amministratore delegato della compagnia, Karim ha tirato fuori più di 60 milioni di euro. Eccoli: 23 milioni per il 15% degli aeroporti di Firenze (un investimento che, però, non ha portato al controllo dello scalo) e almeno 40 milioni e mezzo per l’acquisto e la ricapitalizzazione di Eurofly. Karim sembra ormai aver deciso a chi andrà la corona.
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 da La Nuova Sardegna MARTEDÌ, 02 DICEMBRE 2008

La corazzata Moby all’assalto del regno Forship

Dopo l’Isola Bianca l’armatore Vincenzo Onorato adesso punta su Golfo Aranci

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di Marco Bittau

OLBIA. Guai chiamarlo «padrone», ma certo Vincenzo Onorato all’Isola Bianca è l’armatore di riferimento. Navi veloci, rimorchiatori e servizi portuali, tutto nel segno della balena azzurra, simbolo della Moby. La lunga marcia della compagnia però non si ferma a Olbia e non si ferma neppure con la crociata anti Tirrenia. C’è infatti da conquistare il secondo porto gallurese, Golfo Aranci, e il «nemico» questa volta si chiama Sardinia Ferries, le navi gialle del gruppo Forship.
 L’avanzata di Onorato sulla rotta per Golfo Aranci è inarrestabile, così come lo era stata a suo tempo quella sull’Isola Bianca. Una flotta moderna e veloce, tariffe concorrenziali, una politica d’immagine aggressiva nei confronti del diretto concorrente sulla piazza (la Tirrenia sul traffico passeggeri, ma anche il gigante dell’autotrasporto, Nieddu, su quello merci). E poi, soprattutto, la gestione dei servizi portuali concretizzata con la riuscita scalata alla Sinergest, la società a partecipazione comunale considerata la cassaforte della ricca imprenditoria olbiese. Insomma, un’orca piuttosto che una innocua balena. L’armatore napoletano, dopo aver sbaragliato la concorrenza e messo radici all’Isola Bianca, adesso cerca nuove banchine per le sue navi. L’occasione è Golfo Aranci, un porto in caduta libera, stroncato dal taglio del traffico merci su rotaia. Puntare su Golfo Aranci significa dichiarare guerra al gruppo Forship, armatore della Sardinia Ferries che nel secondo scalo gallurese gioca praticamente in casa. E gioca da solo. Da sempre.
 Rilanciare il vecchio porto in crisi, ma anche conquistare una nuova «piattaforma» sulle rotte da e per la Sardegna: la missione Golfo Aranci è un affare d’oro. Così l’offensiva di Onorato è massiccia: denaro fresco per adeguare a proprie spese il vecchio molo delle Ferrovie dello Stato (il porto di Golfo Aranci, in pratica, è tagliato su misura per le navi della Sardinia Ferries) e ritoccare fondale e pescaggio. Non solo, Moby bussa anche porte dell’Autorità portuale per la gestione dei servizi portuali attualmente fatti in casa ad uso della Forship. È già pronta una Sinergest bis, e questa volta non ci sarà neanche bisogno di scalare montagne di azioni.
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 da La Nuova Sardegna MARTEDÌ, 02 DICEMBRE 2008

Voragini e allagamenti, il disagio continua

Primi interventi a Santa Mariedda, ancora bloccata via Como a Maria Rocca

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  30 ol all 021208                                                        di Nadia Cossu

OLBIA. Le autopompe della Protezione civile, in via San Domenico, ieri pomeriggio aspiravano ancora acqua. Gli operai dell’impresa Mandras, incaricati dal Comune, lavoravano invece in via San Michele, sempre nella zona di Santa Mariedda. Il varco realizzato nella strada per facilitare il deflusso delle acque, dopo lo straripamento del rio Gadduresu, è ancora aperto. I lavori, stando alle parole degli operai, dovrebbero concludersi tra oggi e domani. Sabato, infatti, nel bel mezzo degli scavi per il posizionamento di nuove tubature, è “spuntato” un cavo d’alta tensione ed è stato necessario l’intervento dell’Enel.
 Si fa il possibile, in sostanza. Ci si rimbocca le maniche per fare in modo che la situazione torni alla normalità. Ma la paura di trovarsi da un momento all’altro al punto di partenza è tanta. Comprensibile il disagio dei residenti di Santa Mariedda già costretti, ancor prima dei danni provocati dagli ultimi allagamenti, a fare lo slalom tra una voragine e l’altra. Via San Michele, al momento, è ancora bloccata. Proprio perchè gli operai stanno sistemando dei nuovi tubi. I lavori, che l’impresa ingaggiata dall’amministrazione comunale sta realizzando da alcuni giorni, dovrebbero però risolvere solo parzialmente il problema. L’impressione è infatti che alle prime piogge “eccezionali”, come le ultime che hanno interessato la Gallura e altre zone della Sardegna, il problema si riproporrà. Interventi tampone? È questa la paura dei residenti che, alcuni giorni fa, avevano anche avuto da ridire sulle nuove costruzioni di Santa Mariedda che avrebbero in qualche modo deviato il corso del fiume. Fatto che, a loro dire, avrebbe contribuito a peggiorare una situazione già critica.
 I cittadini olbiesi chiedono dunque attenzione. Interventi risolutivi, in particolare, non temporanei.
 Dopo l’alluvione dello scorso 4 novembre è cominciata una nuova conta dei danni. In 24 ore, venerdì, sono caduti 43,8 millimetri di pioggia. E in quelle strade non asfaltate di periferia è facile immaginare le conseguenze. Una pozzanghera senza fine. E oggi, nonostante l’acqua in alcune vie non ci sia più, i disagi restano eccome. Attraversare in macchina via San Marcellino e via San Severino, tanto per citarne qualcuna, diventa davvero difficile. Quando non impossibile. Il rischio è, come minimo, quello di lasciarci le sospensioni. Il tutto succede nei pressi della strada provinciale per Tempio con una carreggiata non in ottime condizioni e dove l’illuminazione pubblica lascia il tempo che trova. La somma di tutti questi disservizi determina, ovviamente, malumore tra i residenti.
 Se poi, sempre a distanza di due giorni dall’ondata di maltempo, ci si sposta in via Como, a Maria Rocca, la situazione non cambia. La strada che costeggia le scuole è come sempre transennata. Di lavori in corso neppure l’ombra. Proprio lì il Comune stava intervendo per realizzare dei sottoservizi, ma gli scavi al momento sono ancora aperti e, con il temporale di venerdì, si sono riempiti d’acqua. Risultato? Via Como si è trasformata in un fiume. In quella stessa zona era stato costituito il comitato “Giua-Degortes”, che prende il nome dalle due lottizzazioni del rione. Il comitato aveva denunciato una situazione non più tollerabile legata soprattutto all’assenza dei marciapiedi e dell’illuminazione pubblica, nonostante la rete sia stata collaudata. Il cantiere aperto di via Como è un esempio fra tanti. Basti pensare che la strada di fronte al caseggiato è chiusa da ben sette mesi. Il caos cresce durante gli orari di ingresso e uscita dalla scuola. Dopo gli allagamenti dei giorni scorsi il livello di tollerabilità è stato di gran lunga superato.
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 da La Nuova Sardegna MARTEDÌ, 02 DICEMBRE 2008

Olbia si conferma regina del riciclo e spiazza la concorrenza barbaricina

Comieco e Regione smontano l’accusa di presunti brogli

  31 ol ricic 021208OLBIA. La guerra di cartone finisce dov’era cominciata. Olbia è regina del riciclo e Nuoro si lecca le ferite. Il tentativo dei barbaricini di rimuovere i galluresi dal trono delle Cartoniadi non va a buon fine. E con esso decadono tutte le accuse di brogli e dati gonfiati. Olbia è risultata la più virtuosa tra le sei città isolane che hanno preso parte all’iniziativa di Regione e Comieco. Il comune retto da Giovannelli ha raccolto oltre cento chili di carta e cartone per abitante.
 Dieci in più di Carbonia medaglia d’argento, quasi il doppio del bronzo di Quartu. Un trionfo. Nuoro aveva cercato di mettere in discussione il successo gallurese, ma Regione e Comieco hanno cassato il ricorso. Il capoluogo barbaricino aveva accusato Olbia di aver barato nei conteggi, di aver messo nello stesso calderone i rifiuti delle famiglie con quelli di market e centri commerciali. Ivo Carboni, assessore alla Qualità urbana di Nuoro, aveva parlato di presa in giro e numeri sballati. Parole che avevano mandato su tutte le furie il suo alter ego olbiese Marco Piro, per il quale il comune aveva rispettato alla lettera il regolamento. Una sfida a colpi di cartone finita solo la scorsa settimana davanti ai giurati del Comieco e della Regione. A Cagliari i due assessori sono rimasti fermi nelle loro posizioni: numeri esageratamente gonfiati per Carboni, pieno rispetto delle regole per Piro. A mettere la parola fine sulla vicenda è toccato al responsabile di Comieco e al capo di gabinetto dell’assessore regionale all’Ambiente Cicitto Morittu: la corona è di Olbia. Insomma, il tentato golpe nuorese si è scontrato con la decisione finale dei due enti che hanno fortemente voluto nell’isola l’olimpiade del riciclo. Una manifestazione che da anni si svolge in tutta Italia (senza mai nessuna contestazione) e per la prima volta è sbarcata in Sardegna. Per tutto il mese di ottobre Olbia, Nuoro, Sassari, Oristano, Carbonia e Quartu hanno dato vita a una competizione finalizzata a raccogliere la maggior quantità di carta e cartone. Un modo per sensibilizzare i cittadini sull’importanza della raccolta differenziata. In ogni città sindaci e assessori hanno invitato a partecipare attivamente all’iniziativa. Anche perché per i primi tre classificati il Comieco e la Regione avevano messo in palio premi allettanti: 30 mila euro per la città più virtuosa, 20 e 10 mila per argento e bronzo. Tutto sembrava procedere per il verso giusto. Ma al momento della proclamazione qualcosa è cambiato. I numeri parlavano chiaro: Olbia aveva stracciato tutte le avversarie, in particolare Sassari, Nuoro e Oristano, ma pochi giorni dopo è costretta a sfilarsi la corona. Per Nuoro i rifiuti urbani non sono assimilabili a quelli commerciali: è evidente che la Gallura ha barato. Ma da Olbia Piro controbatte: i cartoni dei supermarket vengono assimilati agli altri già dal 2002 e non appositamente per le Cartoniadi. Così dice il regolamento. Ma così hanno detto anche Comieco e Regione. Con buona pace dell’assessore Ivo Carboni. (al.pi.)
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OLBIA GALLURA Moby all’assalto del regno Forship Dopo l’Isola Bianca l’armatore Vincenzo Onorato adesso punta su Golfo Aranciultima modifica: 2008-12-02T08:41:20+01:00da olbias
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